
6) Panezio. L'onesto e l'utile.

Cicerone, De officiis, terzo, 7-13 (vedi manuale pagine 192-193).

1   Panezio dunque, che senza dubbio tratt molto accuratamente
dei doveri, e che io, con qualche modificazione, ho principalmente
seguto, stabilisce tre punti, su cui di solito si pondera e si
riflette intorno al dovere: primo, quando si  incerti se la cosa
in questione sia onesta o turpe; secondo, se sia utile o meno;
terzo, se ci che sembra onesto contrasta con ci che sembra
utile. Egli tratt dei primi due casi in tre libri, e promise che
avrebbe trattato in seguito del terzo, ma non mantenne la
promessa. [...].
2   Non sono poi d'accordo con quanti sostengono che questo punto
non  stato dimenticato da Panezio, ma a bella posta tralasciato,
e che non era il caso di parlarne perch l'utile non pu mai
essere in contrasto con l'onesto. Riguardo a queste due
affermazioni si pu discutere forse se si dovesse svolgere oppure
omettere quel punto, che  il terzo nella trattazione di Panezio;
ma non si pu mettere in dubbio che da Panezio sia stato proposto
e poi tralasciato. E' evidente che, se ha diviso la materia tre
parti e ne ha svolto due, rimane da trattare la terza: si aggiunga
che alla fine del terzo libro Panezio dichiara che la tratter in
seguito. [...].
3   Non si pu quindi dubitare dell'intenzione di Panezio: si pu
forse discutere se facesse bene o no ad aggiungere questa terza
parte alla ricerca dei doveri. Infatti, sia l'onesto il solo bene,
secondo il parere degli stoici, sia invece, come vogliono i vostri
peripatetici, un bene cos grande che tutto ci che gli si
contrappone ha piccolissimo peso,  fuori di dubbio che l'utile
non pu venire a conflitto con l'onesto. [...] Che se Panezio
fosse stato uomo tale da proclamare che la virt deve essere
praticata perch  causa di utilit, come fanno coloro che dal
piacere o dalla mancanza del dolore misurano la desiderabilit
delle cose, avrebbe potuto dire che talvolta l'utile  in
contrasto con l'onesto. Ma poich  invece uno che ritiene che sia
bene solo ci che  onesto, e che non con l'accrescimento n con
il decrescimento di ci che con una qualche parvenza di utilit
contrasta con l'onesto, la vita possa divenire migliore o
peggiore, non mi pare che avrebbe potuto introdurre la questione
sul confronto fra ci che appare utile e l'onesto. Il sommo bene
degli stoici, vivere secondo natura, significa, secondo me, essere
sempre in accordo con la virt ed accettare poi tutto ci che 
secondo natura, quando non sia contrario alla virt.
 (Cicerone, De officiis, Rizzoli, Milano, 1987, pagine 321-325)

